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mercoledì 3 dicembre 2008

Maratonare

Con il permesso della coppia Devoto-Oli, ho coniato un nuovo verbo candidato a comparire nell'edizione 2009 del noto dizionario: maratonare, ovvero correre una maratona. Verbo che contiene dentro di sé molti altri verbi. Che alla fine potrebbero essere i suoi sinonimi. Sono 100, ma potrebbero essere perfettamente il doppio,o il triplo. E ancora di piu'.
Lanciate l'immaginazione. Io pensando a Milano ho scelto questi: viaggiare, sognare, osservare, soffrire, incoraggiare, sudare, aiutare, recuperare, volare, arrabbiarsi, emozionarsi, faticare, comparire, scomparire, barcollare, runneare, collaborare, intuire, provare, chiamare, ascoltare, ringraziare, passeggiare, imprecare, sorpassare, indietreggiare, arrancare, avanzare, scoprire, scrutare, incitare, non mollare, dedicare, decollare, amare, festeggiare, pensare, avvicinare, non pensare, allucinare, sorseggiare, assaggiare, velocizzare, organizzare, schivare, raggruppare, raggruparsi, stimolare, scappare, complimentare, tentare, buttare, tempizzare, temporeggiare, scandire, calpestare, inciampare, gustare, invidiare, risvegliarsi, credere, stupire, stupirsi, partecipare, saltare, atterrare, ricominciare, condividere, sorvolare, calcolare, aspettare, calmare, dialogare, sorridere, esclamare, vaffanculare, anticipare, salutare, benedire, affiancare, reculare, sperare, sentire, capire, affidare, stringere, mostrare, divertire, animare, toccare, apprezzare, ammirare, dribblare, ironizzare, seguire, baciare, contare, contenere, invocare, ritornare, abbracciare. Forza, tocca a voi. Magari prima, schiacciatevi una corsetta per inspirarvi, come ho fatto io.

domenica 16 novembre 2008

giovedì 13 novembre 2008

domenica 19 ottobre 2008

Un vestito su misura

I 242 kilometri da Varese a Como costituivano un ballo da primi della classe. Su e giu' tra le due province lombarde per celebrare l'edizione numero 102 del Giro di Lombardia, la classica delle foglie morte. L'ultima corsa di un giorno che chiude la stagione professionistica 2008. Occasione per molti di rifarsi e per altri di confermarsi. Alla partenza una squadra favoritissima: la Lampre. Con un uomo su tutti: Damiano Cunego. "El bocia" di Cerro Veronese aveva alzato le mani al cielo in questa gara gia' nel 2004 e 2007. Mercoledi' aveva rivisto il percorso nella parte finale: Ghisallo, Civiglio e San Fermo. Le tre asperità finali dove si decide il vincitore. Confermava buone sensazioni, ma non faceva pronostici. Gli avversari da battere non erano pochi: Garzelli, Sorensen, Rogers, Sanchez tra i piu' quotati. In ogni caso, a mettere paura a tutti alla vigilia rimaneva la squadra veneta. Tanto che ai 10 kilometri parte già una fuga di 35 attaccanti con l'intenzione di anticipare il gioco. Il gruppo dietro lascia pedalare allegri gli scappati che arrivano ad avere un vantaggio di 6'50'' a 107 kilometri dall'arrivo. Tra di loro uomini da vittoria: Sorensen, Rogers, Paolini e Gasparotto. La media di velocita' davanti e' da velodromo: ai 53 km dal traguardo davanti godono ancora di oltre 4 minuti di vantaggio. La Lampre in testa nel gruppo inseguitore si danna l'anima per recuperare il ritardo. Da qui in avanti cominciano le montagne russe: Madonna del Ghisallo, Civiglio e San Fermo. Tre zampellotti. Tre strappi. Tre momenti che decidono chi ha piu' gambe. Sul Ghisallo, in fuga resistono solo Rogers, Agnoli e Santambrogio con 1'20'' sul gruppo. Il colle della Madonna protettrice dei corridori non fa sconti: 14 km di ascesa con un dislivello di 500 metri. Roba da numeri 10 delle due ruote. I tre in fuga hanno i minuti contati ormai: ai meno 22 km dall'arrivo vengono riassorbiti dal pelotone. La brigata Lampre scatenata prende in mano la situazione: Tiralongo, Marzano e Szmyd coccolano Cunego sui saliscendi. Ballan alza bandiera bianca proprio sul Ghisallo: non gli e' mai piaciuta questa salita, a un campione del mondo si puo' perdonare. Sulla salita del Civiglio si prepara l'azione della giornata: una volta scollinato, Cunego mette il turbo in discesa. Nessuno riesce a stargli a ruota. Quel punto lo conosceva a memoria. L'aveva preparato nei giorni prima, fatto suo, gli andava a genio. Su misura per lui. Il vantaggio accumulato sul Civiglio riesce ad amministrarlo anche sul San Fermo, dove anzi continua ad aumentare nonostante l'attacco di Sanchez . L'entrata a Como e' trionfale: in solitario, come mai gli accade, sempre in lotta nelle volate strette. Mani al cielo del "bocia" che e' diventato grande. Secondo Brajkovic a 24'', terzo Uran. Quarto un buon Visconti, ottavo un generoso Garzelli.
Dopo la vittoria nell'Amstel, un secondo posto al Mondiale e un terzo alla Freccia Vallone, Damiano chiude il tris di vittorie nel Giro di Lombardia. Raggiunti nel palmares niente meno che Girardengo e Bartali. Al ballo di Como e' Damiano il principe della serata.

lunedì 29 settembre 2008

Ballan sul mondo

Lampo azzurro in una tranquilla domenica di Varese. Mancano 3 km all'arrivo, quindicesimo e ultimo giro, rampa sfiancante dell'ippodromo: Alessandro Ballan esce dal gruppetto in fuga con una progressione irresistibile e si invola solo verso il traguardo a mani alzate. Lui: l'uomo delle classiche, sangue veneto e anima belga, amante del pave', passista per eccellenza. Pro dal 2004, secco da sempre: 1.90 per 72 kg. Prosecco: bevanda ufficiale della sua Conegliano, provincia di Treviso,terra di vini. E di pedali. Da poco gli e' nata Azzurra: figlia di un destino, stesso colore della maglia con cui ha vinto il suo primo Mondiale. L' annunciato duello Bettini-Freire si e' sciolto tra asfissianti marcature italo-spagnole. Stavolta il catenaccio l'hanno proposto i cugini iberici mentre gli azzurri hanno giocato a viso aperto sui 260 km totali della prova. Un continuo saliscendi, senza interruzione, discese e zampellotti, curve e rampe, montagne russe. A menare la giostra ci ha pensato sin dall'inizio l'Italia. La giornata era buona per i numeri 10 delle rispettive squadre: Bettini, Freire e Boonen in testa. Il Grillo era pronto a tutto e ha messo subito a lavorare i compagni: Tonti e Tosatto (T&T) prima, Bruseghin e Bosisio (B&B) dopo. C'era da riprendere una fuga a tre di Poos, Ochoa e Chodkha, arrivati ad avere fino a 18 minuti di vantaggio. E le altre squadre non erano molto dell'idea. Impegnate forse piu' nella tattica e nel controllo dell'avversario. Una volta neutralizzata la fuga del trio, sono cominciate le danze: Bettini attacca con Valverde al dodicesimo giro, Rebellin e Cunego successivamente seguiti da Purito Rodriguez. Animare la corsa e sfiancare la gran armada spagnola erano gli obiettivi primari. A tre giri dalla fine una fuga lascia in testa Garate, Valverde e Rodriguez insieme a Cunego, Bettini e Ballan. Grande scelta: mescolare le carte e attirare l'attenzione su Bettini. Dietro pero' Freire recuperava e si ricongiungeva al gruppetto di testa. Mancava sempre meno al traguardo: ogni strategia era ormai saltata, rimanevano cuore e gambe. Una nuova e definitiva fuga sancisce il predominio azzurro: Rebellin, Cunego e Ballan contro Wegmann(Germania), Grivko(Ucraina), Breschel(Danimarca) e Rodriguez(Spagna). Il gruppetto si presenta all'ultimo giro: il piu' pericoloso e' Rodriguez, che pero' aveva chiuso tutto prima e non poteva che alzare bandiera bianca ai ripetuti attacchi azzurri. Una muerte anunciada. Sulla salita dell'ippodromo Ballan scatta sulla destra, lascia tutti sul posto e si invola. Nessuno riesce a reagire alla fucilata improvvisa. Ai 500 metri si gira indietro, la strada di raddrizza, il gruppetto e' vicino ma ormai e' troppo tardi. Ale puo' alzare le braccia al cielo. Era da Imola '68 con Adorni che un italiano non vinceva un Mondiale in casa. Dopo la vittoria nella tappa de La Rabassa nella Vuelta(205 km di fuga), Ballan ha definitivamente raggiunto la maturazione. Il nuovo numero 10 azzurro e' lui. Secondo e' arrivato uno splendido Cunego: grande prova di carattere, ha onorato la convocazione con sacrificio e voglia di vincere. Terzo il danese Breschel. Quarto un epico Rebellin sempre li davanti comunque sia.

giovedì 7 agosto 2008

Vamooos!

La Spagna e' un emisfero emozionale dove ti senti parte di qualcosa.

giovedì 10 luglio 2008

VI tappa: Ricco' Le Roi






L'aveva promesso. Non aspettava che questo benedetto giovedi. L'arrivo in salita di Super Besse lo intrigava. Riccardo Ricco' ha messo in riga tutti con uno scatto volante negli ultimi 300 metri . Valverde, secondo, si e' arreso perdendo un secondo come Evans, terzo, piazzato eterno.
Il Cobra di Formigine continua a dire che non lotta per la classifica e il suo obiettivo e'(era) vincere una tappa. Con l'aiuto dell'inesauribile Piepoli oggi ha dimostrato di poter stare perfettamente tra i migliori. Ha la gamba giusta, lo scatto fulmineo e la spensieratezza del primo Tour in carriera.
La tappa e' stata un saliscendi continuo, 195 kilometri di montagne russe da spezzare le gambe. E il fiato. Se non fosse per il verde rigoglioso della vegetazione, il paesaggio di vulcani estinti all'ombra del Massiccio Centrale sembrerebbe lunare. Come da copione, l'allegra brigata francese ha movimentato il pomeriggio: dal kilometro sei, fuga a tre con Chavanel(Cofidis), Bichot(Agritubel) e Vaugrenard(Fr. des Jeux). Il gruppo tirato soprattutto dalla Gerolsteiner, per la maglia gialla Schumacher, e Caisse d' Epargne, per Valverde, non lascia piu' di cinque minuti di vantaggio. A 45 kilometri dal traguardo Vaugrenard dice basta. Restano in due davanti: Chavanel e Bichot, Bichot e Chavanel. Il routier della Cofidis sembra quello che ci crede di piu' tirando all'impazzata. Il Col de la Croix, ultima ascesa prima del SuperBesse, fraziona il gruppo in due parti quando mancano una quarantina di kilometri all'arrivo. Colle di seconda categoria, selezione assicurata. Non c'e' scampo per i rapporti troppo agili. Restano un centinaio di corridori a inseguire la coppia francese alla ribalta. I sogni di fuga pero' svaniscono presto: ai meno venti alza bandiera bianca Chavanel, mentre Bichot resiste eroicamente fino ai tredici dalla meta. La calcolatrice del gruppo non sbaglia: fuga riassorbita prima dell'inizio degli ultimi 10 kilometri di Super Besse. Si susseguono vari scatti, tentennanti, fugaci. L'affondo deciso lo porta Leo Piepoli insieme a Vande Velde ai meno cinque. Il vantaggio dei due di testa arriva a venti secondi. Dietro ci si organizza, tutti i big allerta. L'ultimo kilometro e mezzo al 10% e' decisivo. Il Caisse d'Epargne guida, tira e ricompatta la fuga a un kilometro dalla fine. Pereiro si immola per Valverde. Ricco' aspetta nell'ombra. Ai 400 metri Schumacher e' chiuso da chi lo precede e cade. Ciao ciao maillot giallo. Sullo scatto Ricco' non lascia scampo a Valverde e Evans nettamente battuti. Dietro bene Menchov, Kirchen (nuova maglia gialla), Sastre, F. Schleck e il pupillo Liquigas Kreuziger. Male invece Damiano Cunego a 32 secondi dal vincitore: non brillante la sua pedalata. Si aspettano giorni migliori.
Atto di forza del Cobra che ha mostrato al mondo quello che vale. Con questa serenita' e con questo Piepoli, potrebbe arrivare sul podio finale. Anche se il suo sogno resta conquistare l'Alpe D'Huez. C'e' tempo. Intanto ha firmato la presa di Super Besse.

martedì 8 luglio 2008

Le Tour de France


Parte la edizione numero 95 del Tour de France. Il percorso presenta molte novita' rispetto agli anni passati: meno kilometri a cronometro e pochi arrivi per gli sprinters puri. Caratteristiche che favoriscono i ciclisti italiani piu' adatti alle montagne che alla lotta contro il tempo.
Il cuore mi dice Cunego: veronese come me, potrebbe essere l'anno della sua consacrazione dopo aver vinto in primavera l'Amstel Gold Race. Ha i numeri per farcela. Inoltre il parco avversari non e' dei piu' qualititativi rispetto agli ultimi anni. Avra' la sua Lampre interamente a disposizione. Dall'altra parte, il mio occhio clinico vede come possibile trionfatore Kim Kirchen della Columbia. Non e' tra i primissimi favoriti dei bookmakers: Evans, Menchov, i fratelli Schleck, Valverde sembrano avere piu' chance sulla carta. Sulla carta. Le strade di Francia sentenzieranno.
Si aprano le danze.

lunedì 16 giugno 2008

martedì 20 maggio 2008

Giro d'Italia, V tappa: Belvedere M.mo-Contursi terme o il B(rutt)-Day

Ed eccoci alla quinta tappa. Poco a poco si risale lo stivale e il gruppo si avvicina alla tanto desiderata Milano. Partenza nel Parco Nazionale del Pollino(Cosenza) e arrivo a Contursi Terme(Salerno) dopo 203 km. Dalla Calabria alla Campania di un fiato. L'elenco ritiri si allunga: non parte Nuyens(Cofidis) per una frattura alla clavicola. La caduta di ieri in retta ha lasciato strascichi. La tappa si preannuncia ballerina: il menu prevede il gpm di Fortino(III cat.) dopo 88 km e gli ultimi 3 km al 6%, con punte del 9%. Attaccanti avvisati dunque, e' un arrivo per loro. Di Luca ha uno stimolo in piu' ancora, se e' possibile: entrare nel suo Abruzzo in rosa la seguente tappa. Sicuro che il "killer" ci ha pensato e fara' di tutto per conquistarla. Anche il "grillo"Bettini si dimostra fiducioso(come sempre):"Ci sara' spazio anche per noi vecchietti" commentava alla vigilia. Quando mai si e' tirato indietro l'iridato? Pronti-via e al km 19 scatta gia' una fuga a quattro composta da Brutt(Tinkoff), Laverde(Navigare), Frohlinger(G.steiner) e Millar(Slipstream). Al quartetto si unisce poco dopo anche Perez Sanchez(C. d'Epairgne). Puo' essere il giorno giusto. Il mercoledi da leoni tanto sognato. Tra discese e salite, il dio kronos sentenzia: al km 116 il quintetto ha 9'.10'' di vantaggio sul gruppo. Tempo considerevole, vista anche la presenza tra i cinque di passisti di prim'ordine. Non fanno parte di squadre di classifica, gerarchie interne poche, voglia di mettersi in luce molta. Cinque tenori davanti per provare il do di petto finale. L'orchestra dietro pero' non sta a guardare ovviamente. I solisti fanno sempre un po' paura, così che comincia a organizzarsi l'inseguimento guidato da Liquigas, Quickstep e poi LPR. Scappate a cinque vincenti se ne vedono poche. E' un numero esiguo per resistere a una tappa intera. Pero' con accordo e uomini di qualita' tutto e' possibile. Ma proprio l'uomo con piu' qualita' tra i battistrada, lo scozzese volante Millar, subisce la beffa: rottura della catena poco prima dell'ultimo kilometro. Come inciampare dal dischetto del rigore. Ne fa le spese subito la sua bici, scagliata violentemente oltre le transenne del percorso. I quattro hanno ormai la volata assicurata: il gruppo e' sufficientemente lontano per non destare preoccupazioni. E' una partita a poker. Un gioco d'astuzia puo' valere la vittoria. Brutt e' il piu' esperto probabilmente e scatta all'ultimo kilometro. Un po' presto forse, ma e' la mossa vincente. Senz'altro non e' una volata da manuale. Lo scatto pero' lascia secchi Frohlinger, secondo, e a seguire Laverde e Perez. Il gruppo dei migliori arriva a 31'' con Bettini, quinto, vincitore della volatona. Sempre sulle spalle di Pellizotti la rosa.
Per il russo della Tinkoff, nato a due passi da S. Pietroburgo, e' il successo numero 17 in carriera, primo quest'anno. Fuga per la vittoria, una pallottola spuntata, un mercoledi da leoni. Il film di oggi e' stato avvincente. La matematica del tempo battuta dal sogno irrazionale. Il musicista russo oggi ha suonato una fuga epica. Sì, perche' i russi ci san fare davvero con la musica.



lunedì 19 maggio 2008

Giro d'Italia, IV tappa: Pizzo-Catanzaro o il V(erbrugge-Day)

Il Giro lascia la Sicilia e arriva in Calabria. Partenza da Pizzo Calabro sul Tirreno per arrivare, dopo 183 km, a Catanzaro Lido sulle rive dello Jonio. Da mare a mare. Si taglia a fette la Calabria. O'Grady(CSC) non parte per una frattura alla clavicola destra, sofferta nella tappa di ieri. A cercar gloria oggi dal primo kilometro va il belga Verbrugghe(Cofidis), gia' in rosa nel 2001 per quattro giorni. Vuole ripetersi dopo 7 anni. In solitario, non accetta compagnia. Prova l'impresa. Il gruppo lascia fare: arrivera' ad avere un vantaggio massimo di 10 minuti. Non pochi, pero' purtroppo e' giornata di vento. Insidioso. Contro. Un freno per i quadricipiti del belga. Resiste fino al km 164, quando viene ripreso dal plotone capitanato LPR. Speranze svanite. Sogni infranti. La dura legge del ciclismo non fa sconti. Ci sono squadre che si giocano molto in questo Giro. La Cofidis non e' tra queste. E' un buon collettivo, ma senza uomini di classifica. Se fosse una squadra di calcio, il suo schema base sarebbe "palla lunga e pedalare". Non ha ambizioni, ma sogni. E ai ciclisti piace sognare. La fuga e' la piu' romantica delle azioni a due ruote. Essere eroi per un giorno vale la fatica di molti giorni. Di preparazione e attesa.





Si torna daccapo quindi, gruppo compatto, tutti insieme allegramente verso la meta. Allegramente fino ai 400 metri finali, perche' si ripete la scena ancora una volta. Una maxi caduta coinvolge una quindicina di corridori, sembra, per una scarpa uscita dalla pedaliera di Nuyens(Cofidis anche lui). Oggi davvero squadra protagonista nel bene e nel male. Surreale vendetta verso il gruppo per aver ripreso il suo compagno in fuga? O piu' probabile fatalita'?Un po' l'asfalto bagnato, un po' l'incoscienza, un po' la troppa voglia di vincere. In questi giorni se ne son viste di tutti i colori. Un invito alla calma e alla sensatezza va fatto. L'incolumita' dei corridori e' principio basico. Sono i protagonisti dello spettacolo. E soprattutto persone. Alla fine, come si dice, e' solo un gioco. Nelle volate si vede di tutto: spinte, gomitate, agganci, urti, collisioni. Nessuno si tira indietro, ma c'e' un limite. Gia' alcuni si son dovuti ritirare prematuramente per fratture varie. E siamo solo alla quarta tappa. Ricetta consigliata: sangue freddo e camomilla.

Sul lungomare di Catanzaro sfreccia Mark Cavendish, 21 anni, punta della High Road. Bruciati allo sprint Forster e Bennati, restato al vento troppo presto e piantatosi negli ultimi 50 metri. Peccato per l'aretino: queste volate sono il suo pane. Per l'inglesino dell'isola di Man e' il quinto successo stagionale, primissimo in assoluto al Giro. Quarto Bazayev, quinto un bravo Lorenzetto.
Pellizotti conserva gelosamente la maglia rosa.


mercoledì 14 maggio 2008

Giro d'Italia, III tappa: Catania-Milazzo

Da Agrigento la carovana rosa si trasferisce a Catania, dove parte la la terza tappa di 221 km con arrivo a Milazzo. Prima grande occasione per i velocisti, grazie alla retta piana che accogliera' lo sprint finale. Puo' essere il giorno di Daniele Bennati. Ma l'aretino dovra' vedersela con gli intramontabili Zabel e McEwen, oltre ai vari Hondo, Richeze, Cavendish e Forster. A dare emozione al lunedi siciliano, ci ha pensato pero' dapprima una fuga di sei corridori: Chiarini(LPR), Buffaz(Cofidis), Roy(Fr. des Jeux), Seeldrayers(Quickstep), Jurco(Milram) e Brutt scattano dopo il gpm catanese di Maletto(960m s.l.m.). Il profumo di pistacchi della vicina Bronte inebria l'atmosfera. Puo' essere la prima scappata buona del Giro. Intanto protagoniste purtroppo sono ancora le cadute. Per l'asfalto reso scivoloso dalla pioggia,al km 150 vanno a terra nel gruppo una ventina di corridori: tra loro Ricco', che rimedia una lussazione al dito della mano sinistra. Gli scivoloni non finiscono qui. A 20 km dall'arrivo, il bielorusso Kiryienka(Tinkoff) sbaglia una curva a sinistra e provoca la caduta di 6 corridori. Tra loro Rebellin, O'Grady e lo sfortunato McGee(CSC, costretto al ritiro). Le squadre di classifica non stanno a guardare e cominciano a fare andatura dietro. I battistrada infatti vengono raggiunti a 30 km da Milazzo, dopo una fuga di 140 km e un vantaggio massimo di 4'.05''. La liquigas ha un doppio obiettivo: proteggere la maglia rosa e preparare la volata di Bennati. Mancano pochi kilometri, partono gli scatti solitari. Ci prova Colom(Astana), ma viene ripreso subito da Nibali. Il siciliano della Liquigas prosegue e tenta l'affondo solitario. Corre nelle sue terre e vuole essere l'eroe di giornata. LPR e Milram pero' non gli lasciano scampo e ai 6 km il gruppo ritorna compatto. E' soprattutto la squadra tedesca a organizzarsi per Zabel con il suo mitico treno(orfano di Ale-jet).
Bennati e' lì in agguato. Segue come un ombra il tedesco. Sente che puo' essere il momento. Si apre la retta finale: Zabel aspetta troppo a partire e viene anticipato magistralmente sullo scatto. Sul traguardo Bennati puo' alzare le braccia al cielo. Prima vittoria in rosa della carriera per lui. Terzo il tedesco Hondo(Diquigiovanni). Per Zabel gli anni non sembrano passare. E' sempre davanti a lottare. Davvero un atleta con la "a" maiuscola. La freschezza e l'intelligenza dell'aretino stavolta hanno fatto la differenza. Fa ben sperare la sua condizione per le future volate che lo aspettano. Maglia rosa sempre sulle spalle del suo compagno di squadra Pellizotti.
Domani il Giro passa lo stretto e approda in Calabria per la quarta tappa Pizzo Calabro-Catanzaro Lido.





Giro d'Italia, II tappa: Cefalù-Agrigento

Seconda tappa, domenica 11 maggio, Cefalù-Agrigento,207 km. Una tappa tra le terre di Andrea Camilleri e i luoghi d'investigazione del commissario piu' famoso d'Italia. Mare, montagna, collina. Mandorli, olivi e limoneti. Spiagge e templi greci. Una tappa piena di profumi e sensazioni. E il Giro a dare quel tocco di rosa in mezzo a tanta meraviglia paesaggistica. La Sicilia si conferma, oltre che terra ospitale, una location davvero emozionante. Da queste parti si era gia' corso: la zona dei templi, nel 1994, era stata cornice del Mondiale su strada vinto da Leblanc su Chiappucci e Virenque. L'arrivo in salita di Agrigento strizza l'occhio agli attaccanti e agli scalatori. L'impresa della giornata la tentano lo svizzero Loosli(Lampre) e il francese Roy(Fr. des Jeux) in fuga con un vantaggio massimo di 18 minuti. Intanto la Splipstream dietro comincia a tirare per la maglia rosa. I fuggitivi davanti fanno moglie e marito: Roy vince il traguardo di Serradifalco e decide di non tirare piu'. Saronni, team manager Lampre, da ordine a Loosli di frenare per risparmiargli una impresa impossibile. Ai 40 km dall'arrivo vengono così ripresi dal gruppo. Peccato perche' davano l'impressione di aver potuto condurre in porto una volata epica. Nelle retrovie ci si organizza: Di Luca mette agli ordini la sua squadra e si mette a tirare negli ultimi 15 km. L'abruzzese non vuole perdere di vista la testa della corsa. Nemmeno quando all'ultimo km scatta l'assolo del campione spagnolo "Purito" Rodriguez: Savoldelli accelera,insegue e chiude il buco ai 300 metri finali. Manovra che spezza il gruppetto dei migliori, dal quale come un razzo spunta "il cobra" Ricco'(scortato fin lì dall'instancabile Piepoli) che anticipa tutti e alza le braccia al cielo. Di Luca secondo, Rebellin terzo, poi Pellizotti e Savoldelli. Nibali e Kloden a 8''; Menchov, Contador e Vande Velde a 10''. La maglia rosa cambia padrone: "il delfino di Bibione" Pellizotti e' leader della generale per un secondo su Vande Velde.

Prima vittoria stagionale per Riccardo Ricco', vincitore alle Tre Cime di Lavaredo 2007. Primo acuto per candidarsi alla vittoria finale. Tra i templi agrigentini, gli dei lo hanno incoronato re della giornata.

lunedì 12 maggio 2008

91 Giro d'Italia














Riparte il Giro d'Italia. 2008, novantunesima edizione. Si comincia dalla Sicilia come omaggio alla terra di Camilleri e ai moltissimi tifosi di ciclismo dell'isola. La prima tappa si disputa a Palermo: una cronosquadre di 23,6 km in un circuito cittadino che tocca i punti piu' belli della citta'(Mondello compresa). Grande cornice di pubblico al via di fronte al centralissimo Teatro Politeama. La gente ha accolto con calore e affetto l'arrivo della carovana rosa, dimostrando un'ospitalita' davvero unica.
Quanto ai pronostici per la vittoria finale, sono vari gli assi nel mazzo: Di Luca (Giro 2007)si dovra' riconfermare con la sua nuova squadra, Menchov(Vuelta2007) e' lo specialista delle corse a tappe e lottera' per stare minimo sul podio, Contador(Tour 2007) non e' in splendida forma al momento ma quando vedra' le montagne un pensierino lo fara' sicuramente. In ogni caso l'Astana puntera' piu' sul compagno di squadra tedesco Kloden che sullo spagnolo. Serio candidato alla maglia rosa finale anche lo scalatore colombiano della Barloworld Mauricio Soler. E poi i nostri emergenti Ricco', Nibali e Visconti daranno sicuramente battaglia insieme agli eterni "Gibo"Simoni e Rebellin, all'iridato Paolo Bettini e al falco Savoldelli. Grandi nomi per uno spettacolare Giro, quest'anno piu' duro che mai stando alle parole degli addetti ai lavori. Montagne concentrate nell'ultima settimana: lì si decidera' chi ha le gambe migliori.

La tappa di Palermo vedeva favorite chiaramente le squadre con cronomen e passisti:Slipstream Chipotle(David Millar e David Zabriskie), High Road(Mark Cavendish e Bradley Wiggins) e CSC(O'Grady e Voigt) su tutte, come outsider Liquigas e LPR. Pronostico rispettato perche' al traguardo la americana Slipstream fa segnare 26'.32'' davanti alla danese CSC a 6'' e alla tedesca High Road in ritardo di 7''. Ottima prova della Liquigas, quarta a 9'', mentre la LPR chiude sesta a 28'' seguita dall'Astana a 29''. Quinta la sorprendente Barloworld di Enrico Gasparotto a 14''.

La prima maglia rosa 2008 va a Christian Vande Velde,31 anni, americano di Lemont(Illinois). Nella sua squadra il favorito era lo scozzese volante Millar, che si e' pero' sacrificato per i compagni e ha preferito tirare davanti. "Non c'era in ogni caso una strategia su chi dovesse tagliare per primo il traguardo: l'importante in una crono e' non perdere tempo" spiega Vande Velde. Era dal trionfo di Andrew Hampsten nel 1988 che un corridore americano non indossava la rosa. Vent' anni fa giusti giusti. Un bel successo di squadra per la Slipstream, alla sua prima partecipazione in una grande gara a tappe. Squadra curiosa: fondata nel 2007 da Jonathan Vaughters,amico di Hampsten, fa della lotta al doping il suo portabandiera. I suoi corridori americani e canadesi vivono la maggior parte dell'anno a Girona,in costa Brava, per poter competere meglio in Europa. E i risultati sembrano arrivare. Curiosa anche la storia di Vande Velde: bisnipote di emigranti fiamminghi e figlio d'arte di un pistard. Come dire: il ciclismo nelle vene. La prima stoccata rosa e' sua.

giovedì 8 maggio 2008

Un "clasico" senza storia





Davide contro Golia. L'ombra del Barcellona contro uno dei migliori Real Madrid della stagione. Lo score finale del clasico numero 156 e' impietoso. 4 a 1 per le merengues in un incontro dominato dall'inizio alla fine. Non c'e' stata storia: i catalani non hanno mai dato l'impressione di essere in partita, si son lasciati comandare e hanno subito la manovra blanca. Nemmeno la motivazione e l'onore di giocare la partita piu' importante della liga, contro l'acerrimo nemico, ha svegliato un Barça sempre piu' in caduta libera. Il risultato poteva essere ancora piu' ampio se il Real fosse stato piu' puntuale in fase realizzativa. Privi in attacco di Eto'o, senza Deco e Iniesta a costruire, di questi tempi e' ancora piu' difficile impostare un gioco offensivo per quelli di Rijkaard. La partita si e' aperta con ilrituale pasillo (corridoio), gesto di riconoscenza e omaggio verso il campione di liga. L'undici di Schuster ha sfilato tra gli azulgrana con strette di mano e sorrisi in cagnesco: entrata in campo trionfale accompagnata dall'ovazione del Bernabeu. Pienissimo per l'occasione, nonostante il titolo gia' in tasca.
Il Real parte motivato,molto pressing, controlla il gioco. Al 12' e' gia' in vantaggio con un tiro dal limite di Raul a fil di palo. Valdes non puo' che guardar entrare il pallone. Robben svaria a piacere prima sulla sinistra e poi sulla destra, Sneijder e' il filo conduttore tra centrocampo e attacco. Il Barça subisce, e' fragile, poco ispirato. Dall'altra parte, fioccano le occasioni: una discesa di Ramos sulla destra obbliga al fallo Abidal. Punizione di Guti e stacco di testa di Robben che fissa il 2-0. Il terzino francese non ha colpe perche' l'arbitro casca nella simulazione abbastanza evidente di Ramos. Son passati solo 20 minuti e il punteggio sembra prendere un divario netto.
L'orgoglio ferito pero' risveglia gli animi del Barcellona: Messi e Henry cominciano a scaldare le mani a Casillas, Toure' e Xavi prendono le misure a centrocampo, dietro la difesa argina come puo' il gioco di tocco madridista. Gudjonhsen esce per Giovanni, 4-2-4 spregiudicato di Rijkaard con davanti Bojan, Messi, Henry e il giovanissimo messicano sulla destra. Scelta difficile ma dovuta per provare a ribaltare il passivo di due gol. Piove fitto dal fischio d'inizio, si scivola molto sul campo. Ma lo spettacolo per fortuna non ne risente. Il primo tempo si chiude con una punizione pericolosa di Xavi dai 2o metri alta sulla traversa. Molto Real, poco Barça. Concretezza da una parte, evanescenza dall'altra. Due gol si possono rimontare, non e' un 'impresa impossibile, ma serve decisamenteun altro approccio. Marquez esce per un fastidio, Abidal al centro con Pujol, Silvinho sulla sinistra. Proprio il brasiliano da' subito vivacita' sulla fascia: al primo minuto della ripresa crossa per la testa di Henry, che mette fuori contrastato. Da qui ricomincia il monologo blanco con protagonista Diarra, al tiro due volte in 3 minuti. Marcelo gode di liberta' sulla fascia e sente che e' la sua serata: corre come un funambolo,dribbla, rientra, fa impazzire Zambrotta e colleghi di reparto. Al 16' azione da manuale del Real: Diarra riceve e si invola sulla destra, palla in mezzo per Higuain, controllo e tiro che supera Valdes. E' il 3-0 che taglia definitivamente le gambe all'avversario. Toure' e Xavi arretrano poco a poco il baricentro, mentre Messi delizia il pubblico con un paio di slalom da centrocampo, saltando giocatori come birilli. Da uno di questi, nel minuto 25, nasce unoccasione per Bojan in area ma il suo tiro e' debole. Lampi di genio e frustrazione. Magie isolate contro un'orchestra perfettamente diretta da Gago, Diarra e Guti. L'arbitro Perez Burrull aveva diretto maluccio nel primo tempo,dimostrandosi indeciso; torna a sbagliare nel secondo tempo in qualche altra occasione. Come al 32', quando assegna un rigore per mano di Pujol involontario su tiro ravvicinato in area. Dal dischetto va Van Nistelrooy,appena rientrato dall'infortunio, e trasforma: 4-0. Il merito del Barça e' di non gettare la spugna e continuare a combattere come puo'. In un contropiede, con le squadre parecchio allungate,Messi da una palla filtrante al centro per Henry che infila Casillas in uscita dal limite. E' il 41' ma ormai e' troppo tardi per la rimonta. La pioggia ha stancato i corpi, il Bernabeu canta a squarciagola, il secondo posto in classifica sfuma definitivamente. Era piu' che comprensibile aspettarsi una gara dal tono agonistico superiore da parte del Barcellona. Fragile, timido, impaurito,indifeso. In preda ai fantasmi che non sa scacciare. Affetto da un male oscuro che non gli permette di esprimersi come sa. Il Real dal canto suo ha amministrato la partita con il suo gioco di tocco, approffittando dell'ennesima serata no dei catalani. Grande serata di Robben, incontenibile sulla fascia. Immensi Gago e Diarra a centrocampo. Per le merengues titolo di Liga e vittoria nel clasico in 4 giorni. Piu' 17 in classifica sul Barça. Un finale di stagione davvero esaltante.

domenica 4 maggio 2008

World Cup di mountain bike a Madrid






Si e' svolta oggi la terza prova della coppa del mondo UCI di mountain bike. Il circuito si e' dato appuntamento a Madrid nella suggestiva location di "Casa de Campo", immenso parco botanico pieno di percorsi naturali. Il gran favorito della corsa era il campione olimpico in carica Julien Absalom, forte delle due precedenti vittorie a Houffalize(Belgio) e Offenburg(Germania). Il francese non ha tradito le attese della vigilia. Ha percorso i 54,6 km in 2h.12'.30'', vincendo davanti allo spagnolo Jose Antonio Hermida(Mutivan Merida), staccato a 12'', e al francese Jean Peraud terzo a 52''. Buon quinto posto per l'italiano Marco Fontana terminato a 1'02'' dal lider. Tutte le speranze del pubblico erano per lo spagnolo, argento ad Atene 2004 dietro proprio ad Absalom.

La gara e' stata combattutissima sin dall'inizio lungo i 7 giri del circuito, anche se i big hanno atteso nelle retrovie fino a meta' corsa prima di mettersi in evidenza. A partire del quarto giro, dopo 31,2 km, la situazione pero' si andava definendo: Hermida in testa seguito da Ivan Gutierrez e Marco Fontana. Absalom seguiva le operazioni dalla retroguardia studiando le mosse degli avversari. Al quinto giro, in ritardo di 6'' sul terzetto, decide sferrare l'attacco decisivo. Hermida e' l'unico a resistere alla pressione del francese che selezionava definitivamente il gruppo. Nella categoria femminile si e' imposta senza problemi la norvegese Gunn Dahle in 1h.48'.14'', seconda la canadese Marie Premont, mentre chiude terza la spagnola Marga Fullana.

Il percorso ha subito alcune modificazioni rispetto alle edizioni precedenti per adattarlo alle norme olimpiche, in vista di una possibile candidatura di Madrid nel 2016. Tuttavia alcuni punti chiave, come la cuesta de la muerte o la subida infernal, continueranno ad essere presenti in questo circuito naturale paradiso dei ciclisti e non solo.

Per Absalom e' 3 su 3 in coppa del mondo. La vera bestia nera di Hermida(nella foto sopra).
La coppa e' ancora lunga. L'appuntamento e' a Maribor(Slovenia) l'11 maggio.
Ancora polvere, fango e magia a due ruote.

mercoledì 30 aprile 2008

Il Barcellona alle corde




Adesso non ci sono piu' scuse. Fuori da tutte le competizioni, il Barça sta vivendo il peggior momento della stagione. La sconfitta dell'Old Trafford ha messo a nudo l'anima malata degli azulgrana. Nonostante abbia ribadito che sa giocare meglio al futbol del potente Manchester, ancora una volta non e' riuscito a mettere un pallone dentro. Sono gia' quattro le partite senza segnare un gol;al Camp Nou un solo gol nelle ultime quattro esibizioni. Carestia goleadora incomprensibile se si pensa alla artiglieria a disposizione li davanti. I fantastici quattro Eto'o, Messi, Ronaldinho, Henry. Perdon, i fantastici tre: oramai il brasiliano di Porto Alegre e' un oggetto sconosciuto che vaga nei ricordi dei tifosi. E che ricordi: nel 2006 Liga e Champions, annus perfectus del Barça. Da due anni a queste parte solo briciole, un andamento senza pena ne' gloria. Ora i catalani si trovano nel mezzo del cammino in una dantesca selva oscura. Molto oscura. Il gol di Scholes al 14' ha riaperto la ferita in una squadra incapace di reagire concretamente all'avversario. Non ha mollato mai, seppur sotto di un gol. Messi sulla fascia era un funambolo, anche se non ancora al top della condizione dopo l'ennesimo infortunio. Zambrotta sempre perfetto in chiusura su Ronaldo, pero' reo dell'assist involontario che ha liberato Scholes. Xavi a dirigere l'orchestra, Yaya Toure' frangiflutti tra difesa e centrocampo. Non tutto e' stato perfetto tatticamente: Iniesta sulla fascia sinistra d'attacco e' stato sacrificato e non ha reso come poteva. La fiducia e' mancata in attacco dove Eto'o non si assumeva le responsabilita' dei giorni migliori. Forse il sintomo di una fragilita' che non gli da' la sicurezza necessaria per sparare a rete come sa fare.
Il Manchester dal canto suo ha amministrato la partita sul piano fisico. Ha avuto qualche buona occasione in contropiede nel secondo tempo con Nani e Tevez. Poi nell'ultimo quarto d'ora ha subito il forcing blaugrana nel tentativo di pareggiare l'incontro.
Pareggio che non e' arrivato. Come da previsione, adesso e' caccia alle teste: Laporta e' il vero colpevole? Oppure Rijkaard? O Ronaldinho? Sono le domande che corrono per la testa dei tifosi delusi per questi due anni senza successi. Una cosa e' certa comunque: il male e' profondo. Ci si aspettano grandi riforme in casa blaugrana perche' pare sia finito un ciclo.
Le stelle del Camp Nou non si riflettono piu' nel cielo di Barcellona.

Rafa non e' di questo mondo

A Montecarlo staranno pensando di fargli un monumento. O quanto meno conferirgli un titolo onorifico. Rafa Nadal, numero 2 del seeding, ha vinto per la quarta volta consecutiva il Master Series monegasco, impresa che lo fa entrare di diritto nella storia di questo torneo("il piu' bello del mondo", come dice lui). Nessuno prima d'ora c'era riuscito. Nella finale di domenica ha battuto lo svizzero numero 1 del mondo Roger Federer per 7-5, 7-5.
Il match, come dice il risultato, e' stato combattutissimo e spettacolare sin dai primi games. Pronti via: Federer per due volte conquista il break di vantaggio ma si fa soffiare il servizio puntualmente dallo spagnolo. Botta e risposta continuo. Fino al decisivo game che strappa Rafa per andare 7-5 e chiudere il primo set.
I dritti mancini liftati dello spagnolo fanno male. Alcuni scambi mandano il pubblico in apnea. Nadal insiste sul rovescio di Federer costretto spesso a forzare per chiudere prima lo scambio. La classe dello svizzero pero' pareggia al momento la forza di Rafa.

Il secondo set sembra lo stesso film: break in apertura di Federer. Poi altro break. Pero' stavolta ancora per lo svizzero che si porta rapidamente sul 4-0. Rafa sembra imbambolato 2-3 metri fuori dalla linea di fondo. Non riesce a imprimere il suo gioco mentre il rivale controlla agevolmente lo scambio. Nonostante questo, non si perde d'animo e comincia ad entrare in campo, guadagna terreno e peso nei colpi. Voleva chiudere il set sotto per lo meno 6-2 perche' un 6-0 sarebbe stato un "mazazo" psicologico nel proseguio della partita. Si compieva l'impresa: da 0-4 a 5-4, cinque games di fila vinti e Federer alle corde. Sulle ali dell'entusiasmo chiude il set ancora per 7-5 gestendo un ritorno finale dello svizzero.

Il pubblico, schierato decisamente a favore di Federer, si stroppicciava gli occhi. Nona vittoria su 15 incontri tra i due a favore dello spagnolo, che conquista il primo titolo dell'anno. Un tennis di cuore e muscoli, volonta' di ferro, alcune pennellate di dritto, il piano di palleggio sul rovescio avversario. Ecco la ricetta di Rafa. Dall'altra parte, Federer ha alternato sprazzi di gioco brillante a momenti di oscurita' totale. Il suo allenatore gli aveva detto che sulla terra lenta la pallina torna sempre. Saggia illuminazione ma difficile da assimilare per il tennis dello svizzero abituato a chiudere rapidamente lo scambio. Al contrario, la pazienza di Nadal sulla terra e' biblica. Quando sente l'odore della polvere di mattone, si trasforma in un gladiatore. Con questa vittoria raggiunge quota 10 vittorie nei Master: meglio di lui solo Agassi(17), Federer(14) e "Sweet" Pete Sampras(11).

Questa settimana torna gia' in campo per difendere il titolo nel Trofeo Conde Godo' di Barcellona.
Gli appuntamenti si susseguono. Cambiano gli avversari.
Ma il principe di Montecarlo si conferma el rey della terra battuta.

martedì 29 aprile 2008

31 maratona di Madrid

L'ha sognata. L'ha aspettata. L'ha inseguita. E all'undicesimo tentativo l'ha portata a casa. Chema Martinez non aveva mai vinto una maratona in carriera. Madrileno, 36 anni, davanti al suo pubblico ha dominato l'african power chiudendo in 2h.12'.42",quarto tempo assoluto in questa maratona, curiosamente uguale a quello ottenuto un anno fa da Jonhatan Kipkosgei. Era dal 2001, quando vinse Julio Rey, che un spagnolo non saliva sul gradino piu' alto del podio a Madrid.

La partecipazione e' stata altissima: 13.000 corridori provenienti da 31 paesi erano pronti a sfidare i 42,195 metri del tracciato madrileno. L'appuntamento fissato alle 9.00 in Paseo de Recoletos. Il pubblico non si e' fatto attendere: moltissima gente gia' di prima mattina era accorsa lungo il tracciato per sostenere gli atleti nella dura impresa.
La gara e' stata chiara sin dall'inizio: Martinez in testa con il gruppetto di keniani a fargli compagnia. La mezza maratona segnava 1h.04'.19", tempo strepitoso se si considerano l'alta temperatura e il circuito ondulato della citta'. Fino a qui l'atleta madrileno si era fatto trascinare da Alex Kirui, Frederick Cherono e Thomas Kipkosgei. Da Casa de Campo, punto piu' basso dell'altimetria della corsa, ha preso l'iniziativa marcando il ritmo. Si sentiva bene, forte di una preparazione specifica per i 600 metri di altitudine di Madrid. Scelta tattica perfetta: nel km 30 cedono Kirui e Kipkosgei, successivamente nel km 32 si libera anche di Cherono per involarsi solo verso il traguardo. All'arrivo nel Parque del Retiro e' accolto da un'ovazione: il suo pubblico lo voleva vedere vincere e lui ha dato tutto per non deluderlo. Cherono si aggiudica il secondo posto in 2h.13'.42", mentre Keter ottiene la terza piazza in 2h.14'.48".

Tra le donne, si e' imposta la keniana Rael Kiyara in 2h.36'.15" sulla favorita etiope Derartu Tulu ,che ha chiuso vicinissima in 2h.36'.32". Terza la algerina Kenza Dahmani distanziata a 2h.39'.38".

Per Martinez e' un ottimo risultato il vista delle Olimpiadi di Pechino che da' fiducia e ottimismo. La sua prova e' stata impeccabile. Ha studiato gli avversari, li ha cucinati al suo ritmo e infine salutati definitivamente. Nel cosiddetto "muro" dei 30 km, barriera fisica e mentale degli atleti, ha fatto la differenza e ha dimostrato una condizione davvero eccellente.

Enhorabuena Chema!






venerdì 25 aprile 2008

Pensiero all'Italia

E' il primo post del mio appena nato blog. Sono un po' emozionato, lo ammetto.
Oggi non e' una data indifferente. 63 anni fa l'Italia si liberava dal nazi-fascismo.
A molti puo' risultare una data lontana e con poco significato. E' una occasione
per capire meglio cosa successe in quegli anni orribili. Ma pieni comunque di significato.
Se i libri di storia vi annoiano, Cesare Pavese vi deliziera' con i suoi racconti. L'autore
piemontese coglie alla perfezione il senso di quei momenti e li narra dal punto di vista
partigiano. Grazie Cesare.