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mercoledì 30 aprile 2008

Il Barcellona alle corde




Adesso non ci sono piu' scuse. Fuori da tutte le competizioni, il Barça sta vivendo il peggior momento della stagione. La sconfitta dell'Old Trafford ha messo a nudo l'anima malata degli azulgrana. Nonostante abbia ribadito che sa giocare meglio al futbol del potente Manchester, ancora una volta non e' riuscito a mettere un pallone dentro. Sono gia' quattro le partite senza segnare un gol;al Camp Nou un solo gol nelle ultime quattro esibizioni. Carestia goleadora incomprensibile se si pensa alla artiglieria a disposizione li davanti. I fantastici quattro Eto'o, Messi, Ronaldinho, Henry. Perdon, i fantastici tre: oramai il brasiliano di Porto Alegre e' un oggetto sconosciuto che vaga nei ricordi dei tifosi. E che ricordi: nel 2006 Liga e Champions, annus perfectus del Barça. Da due anni a queste parte solo briciole, un andamento senza pena ne' gloria. Ora i catalani si trovano nel mezzo del cammino in una dantesca selva oscura. Molto oscura. Il gol di Scholes al 14' ha riaperto la ferita in una squadra incapace di reagire concretamente all'avversario. Non ha mollato mai, seppur sotto di un gol. Messi sulla fascia era un funambolo, anche se non ancora al top della condizione dopo l'ennesimo infortunio. Zambrotta sempre perfetto in chiusura su Ronaldo, pero' reo dell'assist involontario che ha liberato Scholes. Xavi a dirigere l'orchestra, Yaya Toure' frangiflutti tra difesa e centrocampo. Non tutto e' stato perfetto tatticamente: Iniesta sulla fascia sinistra d'attacco e' stato sacrificato e non ha reso come poteva. La fiducia e' mancata in attacco dove Eto'o non si assumeva le responsabilita' dei giorni migliori. Forse il sintomo di una fragilita' che non gli da' la sicurezza necessaria per sparare a rete come sa fare.
Il Manchester dal canto suo ha amministrato la partita sul piano fisico. Ha avuto qualche buona occasione in contropiede nel secondo tempo con Nani e Tevez. Poi nell'ultimo quarto d'ora ha subito il forcing blaugrana nel tentativo di pareggiare l'incontro.
Pareggio che non e' arrivato. Come da previsione, adesso e' caccia alle teste: Laporta e' il vero colpevole? Oppure Rijkaard? O Ronaldinho? Sono le domande che corrono per la testa dei tifosi delusi per questi due anni senza successi. Una cosa e' certa comunque: il male e' profondo. Ci si aspettano grandi riforme in casa blaugrana perche' pare sia finito un ciclo.
Le stelle del Camp Nou non si riflettono piu' nel cielo di Barcellona.

Rafa non e' di questo mondo

A Montecarlo staranno pensando di fargli un monumento. O quanto meno conferirgli un titolo onorifico. Rafa Nadal, numero 2 del seeding, ha vinto per la quarta volta consecutiva il Master Series monegasco, impresa che lo fa entrare di diritto nella storia di questo torneo("il piu' bello del mondo", come dice lui). Nessuno prima d'ora c'era riuscito. Nella finale di domenica ha battuto lo svizzero numero 1 del mondo Roger Federer per 7-5, 7-5.
Il match, come dice il risultato, e' stato combattutissimo e spettacolare sin dai primi games. Pronti via: Federer per due volte conquista il break di vantaggio ma si fa soffiare il servizio puntualmente dallo spagnolo. Botta e risposta continuo. Fino al decisivo game che strappa Rafa per andare 7-5 e chiudere il primo set.
I dritti mancini liftati dello spagnolo fanno male. Alcuni scambi mandano il pubblico in apnea. Nadal insiste sul rovescio di Federer costretto spesso a forzare per chiudere prima lo scambio. La classe dello svizzero pero' pareggia al momento la forza di Rafa.

Il secondo set sembra lo stesso film: break in apertura di Federer. Poi altro break. Pero' stavolta ancora per lo svizzero che si porta rapidamente sul 4-0. Rafa sembra imbambolato 2-3 metri fuori dalla linea di fondo. Non riesce a imprimere il suo gioco mentre il rivale controlla agevolmente lo scambio. Nonostante questo, non si perde d'animo e comincia ad entrare in campo, guadagna terreno e peso nei colpi. Voleva chiudere il set sotto per lo meno 6-2 perche' un 6-0 sarebbe stato un "mazazo" psicologico nel proseguio della partita. Si compieva l'impresa: da 0-4 a 5-4, cinque games di fila vinti e Federer alle corde. Sulle ali dell'entusiasmo chiude il set ancora per 7-5 gestendo un ritorno finale dello svizzero.

Il pubblico, schierato decisamente a favore di Federer, si stroppicciava gli occhi. Nona vittoria su 15 incontri tra i due a favore dello spagnolo, che conquista il primo titolo dell'anno. Un tennis di cuore e muscoli, volonta' di ferro, alcune pennellate di dritto, il piano di palleggio sul rovescio avversario. Ecco la ricetta di Rafa. Dall'altra parte, Federer ha alternato sprazzi di gioco brillante a momenti di oscurita' totale. Il suo allenatore gli aveva detto che sulla terra lenta la pallina torna sempre. Saggia illuminazione ma difficile da assimilare per il tennis dello svizzero abituato a chiudere rapidamente lo scambio. Al contrario, la pazienza di Nadal sulla terra e' biblica. Quando sente l'odore della polvere di mattone, si trasforma in un gladiatore. Con questa vittoria raggiunge quota 10 vittorie nei Master: meglio di lui solo Agassi(17), Federer(14) e "Sweet" Pete Sampras(11).

Questa settimana torna gia' in campo per difendere il titolo nel Trofeo Conde Godo' di Barcellona.
Gli appuntamenti si susseguono. Cambiano gli avversari.
Ma il principe di Montecarlo si conferma el rey della terra battuta.

martedì 29 aprile 2008

31 maratona di Madrid

L'ha sognata. L'ha aspettata. L'ha inseguita. E all'undicesimo tentativo l'ha portata a casa. Chema Martinez non aveva mai vinto una maratona in carriera. Madrileno, 36 anni, davanti al suo pubblico ha dominato l'african power chiudendo in 2h.12'.42",quarto tempo assoluto in questa maratona, curiosamente uguale a quello ottenuto un anno fa da Jonhatan Kipkosgei. Era dal 2001, quando vinse Julio Rey, che un spagnolo non saliva sul gradino piu' alto del podio a Madrid.

La partecipazione e' stata altissima: 13.000 corridori provenienti da 31 paesi erano pronti a sfidare i 42,195 metri del tracciato madrileno. L'appuntamento fissato alle 9.00 in Paseo de Recoletos. Il pubblico non si e' fatto attendere: moltissima gente gia' di prima mattina era accorsa lungo il tracciato per sostenere gli atleti nella dura impresa.
La gara e' stata chiara sin dall'inizio: Martinez in testa con il gruppetto di keniani a fargli compagnia. La mezza maratona segnava 1h.04'.19", tempo strepitoso se si considerano l'alta temperatura e il circuito ondulato della citta'. Fino a qui l'atleta madrileno si era fatto trascinare da Alex Kirui, Frederick Cherono e Thomas Kipkosgei. Da Casa de Campo, punto piu' basso dell'altimetria della corsa, ha preso l'iniziativa marcando il ritmo. Si sentiva bene, forte di una preparazione specifica per i 600 metri di altitudine di Madrid. Scelta tattica perfetta: nel km 30 cedono Kirui e Kipkosgei, successivamente nel km 32 si libera anche di Cherono per involarsi solo verso il traguardo. All'arrivo nel Parque del Retiro e' accolto da un'ovazione: il suo pubblico lo voleva vedere vincere e lui ha dato tutto per non deluderlo. Cherono si aggiudica il secondo posto in 2h.13'.42", mentre Keter ottiene la terza piazza in 2h.14'.48".

Tra le donne, si e' imposta la keniana Rael Kiyara in 2h.36'.15" sulla favorita etiope Derartu Tulu ,che ha chiuso vicinissima in 2h.36'.32". Terza la algerina Kenza Dahmani distanziata a 2h.39'.38".

Per Martinez e' un ottimo risultato il vista delle Olimpiadi di Pechino che da' fiducia e ottimismo. La sua prova e' stata impeccabile. Ha studiato gli avversari, li ha cucinati al suo ritmo e infine salutati definitivamente. Nel cosiddetto "muro" dei 30 km, barriera fisica e mentale degli atleti, ha fatto la differenza e ha dimostrato una condizione davvero eccellente.

Enhorabuena Chema!






venerdì 25 aprile 2008

Pensiero all'Italia

E' il primo post del mio appena nato blog. Sono un po' emozionato, lo ammetto.
Oggi non e' una data indifferente. 63 anni fa l'Italia si liberava dal nazi-fascismo.
A molti puo' risultare una data lontana e con poco significato. E' una occasione
per capire meglio cosa successe in quegli anni orribili. Ma pieni comunque di significato.
Se i libri di storia vi annoiano, Cesare Pavese vi deliziera' con i suoi racconti. L'autore
piemontese coglie alla perfezione il senso di quei momenti e li narra dal punto di vista
partigiano. Grazie Cesare.